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Quell’anno, 2009, era andata a Medjugorje, per la seconda volta, perché Sergio, l’organizzatore, convinto che volessi tornare, aveva pagato per me la caparra e inviato i documenti. Già questo, visto con il senno di poi, fa comprendere che Qualcuno lassù aveva un disegno preciso ….

Ci dissero che con noi sarebbe venuta una bimba di otto anni, Chiara, gravemente malata di tumore, allo stadio terminale, aveva avuto una dispensa dal Vescovo di Campobasso per andare a celebrare la sua prima Comunione a Medjugorje. La vidi salire, ma stava in fondo al pullman mentre io ero al secondo posto per cui non ebbi l’opportunità di parlare con lei, poi sono taciturna di carattere per cui difficilmente mi sarei sbilanciata oltre un sorriso o un ciao.

Arrivati in albergo trovai  posto al tavolo vicino ad una coppia di amici, ma questo implicava la divisione di un’altra coppia, per cui abbandonai il tavolo. Da quel momento, per un motivo o per un altro non riuscii a trovare un posto fisso, fino a quando capitai in una saletta riservata, dove c’era Chiara e la sua famiglia. Fu il papà Franco a farmi sedere con loro, accogliente con il suo sorriso solare. Io mi sentivo imbarazzatissima, non c’entravo nulla in quell’intimità famigliare così particolare, con le battute scherzose rivolte a Chiara, con il cuore che si fermava se inghiottiva male, con gli occhi così eloquenti di Patrizia, la mamma, tanto riservata e silenziosa, quanto era aperto il marito…. Non ho mai parlato a tavola, mai per tutto il pellegrinaggio…. Ogni tanto incrociavo gli occhi di Chiara che mi fissavano quasi severi…. come quelli di tutti i bambini che ti osservano, ti analizzano, ti guardano dentro….

Il giorno in cui per il gruppo era prevista la via crucis al monte Krizevac, in contemporanea con noi, Chiara sarebbe salita al Podbrdo, portata su una portantina dai ragazzi della comunità Nuovi Orizzonti. Lei non poteva camminare per il dolore alle ossa e per la pesantezza del suo corpo bombardato di chemio e di cortisone. Iniziai a salire quel monte così poco ospitale e difficile che è il Krizevac, fermandomi con tutto il gruppo a pregare in ogni singola stazione della Via Crucis, per le intenzioni che di volta in volta il sacerdote ci suggeriva e per le persone che mi avevano chiesto di essere ricordate,  ma il sottofondo dei miei pensieri era costantemente Chiara, quella bimba che stava salendo proprio in quel momento nella collina di fronte… Un pensiero che, dapprima latente,  si fece sempre più prepotente, fino a diventare l’unico pensiero dominante, l’unico destinatario delle mie preghiere…. “Gesù cade per la seconda volta sotto la croce” mi accoccolo su un sasso nascondendo il viso tra le mani per concentrarmi nella preghiera. Io, che gestisco bene le mie emozioni, mi sentii le mani umide di lacrime… Chiara…. Gesù… non saprei nemmeno spiegare cosa mi abbia attraversato  la mente e il cuore in quel momento,  avvertivo solo una gran sofferenza, triste ma donata, la stessa sofferenza  di Gesù e Chiara ?

Perchè non poteva essere solo dettata dalla mia sensibilità per la situazione di quella bimba…. era troppo lacerante…. Non lo so… so solo che il gruppo riprese il cammino, ma io non riuscivo ad alzarmi, singhiozzavo ormai senza ritegno… Altri pellegrini mi passarono a fianco, qualcuno mi accarezzò il capo…. Tra le lacrime notai che c’era Marco, il ragazzo a cui era stato dato il compito di chiudere il gruppo, che con delicata discrezione mi aspettava… In un attimo di tregua tra i singhiozzi gli dissi di andare e di non preoccuparsi, ma lui rimase… Non so per quanto piansi, per quanto tempo, ma non facevo che pensare a Chiara, più volte chiesi a Gesù di prendere la mia vita al posto della sua, anche se la vita dei bambini agli occhi di Dio è sempre più bella della nostra perché impreziosita dall’innocenza…. Era l’unica supplica che mi veniva…. Poi i singulti si attenuarono, e il respiro si regolarizzò, anche se le lacrime continuavano a scendere silenziose… Ero sfinita, interiormente sfinita, ma…. dovevo arrivare sulla cima di quel monte dove c’è quella stupenda croce bianca, dovevo arrivare alla morte di Gesù e alla sua resurrezione….. dovevo… per Chiara…..  Così mi alzaie mi rimisi in cammino, con tutta la volontà e la determinazione che richiede la scalata di quel monte e arrivai in cima.

Ma al tavolo di Chiara io continuavo a tacere…. e così è stato fino all’ultimo giorno, quando il papà a tavola espresse il desiderio di portare Chiara ad Assisi;  mi venne spontaneo dire che io vivo  a soli 40 minuti da Assisi, avevo una casa ancora da arredare, ma c’era l’indispensabile per poterli ospitare. Franco prese il mio numero di cellulare e mi disse che, alla loro prima visita di controllo a Roma, mi avrebbero chiamata e sarebbero venuti.  Prima di lasciare Medjugorje scrissi anche una lettera a Chiara. Sentii il bisogno di farlo perché  tutti,  per proteggere quella bimba la facevano ridere e scherzare, tutti per esorcizzare il suo destino, le parlavano sempre come se la guarigione fosse certa…. Io credo nei miracoli, ma, non sapendo quale era il disegno di Dio su di lei,  non trovavo tanto corretto non aiutarla a prepararsi anche al peggio…. Le  consegnai la lettera un attimo prima di salutarla, pregandola di aprirla a casa. In quella lettera, che si può leggere nel diario che Franco ha scritto su Chiara,  mi scusavo per i miei silenzi che potevano essere stati scambiati per maleducazione, mi presentavo, la ringraziavo perché aveva voluto condividere con noi la gioia della sua prima comunione e le suggerivo di tenere sempre per mano Gesù ovunque l’avesse voluta condurre, di fidarsi di Lui sempre, senza paura e di ricordarmi, se voleva, nelle sue preghiere.

Arrivò la visita a Roma e con essa la telefonata di Franco che mi annunciava che volentieri sarebbero venuti a trovarmi,  se ancora ero disposta ad ospitarli. Certo che ero disposta. E da quel giorno sono iniziati i sette giorni più intensi della mia vita. C’era un papà che aveva un gran bisogno di esternare il dolore e le emozioni che stava vivendo, una mamma silenziosa che aveva il volto della Pietà così pieno d’amore e così addolorato e poi c’era Chiara. Un corpicino sformato dal cortisone che a mala pena si teneva sulle gambe, ma con un sorriso luminosissimo e due occhi grandi, di un marrone caldo e buoni, così buoni….. Un cuore che la sofferenza non aveva chiuso, ma dilatato… un cuore mite e coraggioso, tanto coraggioso, non si lamentava mai ma riportava tutto a Gesù, sorridente con tutti…. sempre, scherzosa…. molto generosa. In lei convivevano, e questo mi spiazzava, la sapienza dei saggi che si esprime con poche disarmanti parole, e tutti gli aspetti dei bambini: qualche capriccio, la vanità femminile, così tenera in quell’età, e i sogni di tutte le bambine: incontrare il principe azzurro e sposarlo.

Si creò un bel feeling tra noi, ero l’unica, oltre ai suoi genitori, che poteva spingerla in carrozzina, ci facevamo grandi risate, ma…. mi parlava anche delle sue sofferenze fisiche, delle punture e degli aghi che avevano trafitto il suo corpicino, dei suoi dolori. Provava a farlo anche presente il papà, ma lui la rimproverava e le diceva di non pensarci, invece lei aveva bisogno di condividere tutta la sua sofferenza… e lo faceva con me nei momenti in cui eravamo sole.

Ad Assisi ho colto con chiarezza altri aspetti di lei, che avevo intuito, ma non riuscivo a mettere a fuoco.

Siamo andate ad Assisi due volte e, lasciati i genitori al loro percorso spirituale, ci facevamo lunghe passeggiate tra gli affreschi di Giotto e dipinti di vario genere.  Avevo spiegato a Chiara che, anticamente, la maggior parte delle persone non poteva andare a scuola, quindi non sapeva leggere, per cui come raccontare a queste persone la vita di Gesù o dei Santi? Disegnando…. e allora ci divertivamo a “leggere”….. In questo modo ho scoperto la naturalezza con cui Chiara viveva il suo rapporto con Gesù e la spontaneità con cui lo amava, il suo continuo rivolgersi a Lui, il suo averlo come punto di riferimento costante, il suo pensare sempre a Lui che l’aveva portata ad interiorizzare profondamente gli insegnamenti di Gesù e a viverli. Una spiritualità così ricca e così profonda e un desiderio di conoscere Gesù che raramente ho incontrato in persone di fede adulte… Fu la conferma che Gesù parla e si fa conoscere dai bambini, con un linguaggio tutto suo, tutto loro; il verificare con quanta delicatezza rivela loro realtà dure quali la sofferenza e anche la morte…. preparandoli anche ad affrontarle…. Siamo noi adulti a interrompere quel dialogo, solo perché crescendo abbiamo perso la purezza del cuore e le abbiamo messo il nome, spesso in senso denigratorio, di “ingenuità”…

Un bambino di pochi anni in mezzo ad un prato fiorito di primavera, è pieno di gioia, di stupore e di meraviglia, ma sente il bisogno di conoscere, di capire, e allora chiede “Cos’è questo? Cos’è quello?” così era Chiara, immersa nel giardino delle realtà spirituali delle quali aveva il desiderio e il bisogno di diventarne consapevole. Di qui le sue mille domande davanti ai dipinti e, quando “comprendeva”,  il suo continuo esclamare con occhi luminosissimi ed estasiati e voce di campanellino : “Che bello!!!”

Così è stato il nostro pellegrinare da affresco in affresco: io che spingevo la carrozzina e lei che mi chiamava, reclinando il capo indietro e guardandomi con quei suoi occhi ora seri, ora sorridenti, sempre profondi….Che bello che esiste lo Spirito Santo che può essere delicato come il vento, puro come una colomba ma ardente d’amore come il fuoco…!!! Che bello che Gesù si è inventato la Comunione spirituale per i bambini, come una sua piccola amica, che non possono consumare l’ostia consacrata…!!!  E perché Gesù vestito di bianco ha quella ferita sul costato? Che bello che in cielo le ferite non procurano più dolore…. !!! Solo davanti a Gesù crocefisso Chiara non ha esclamato “Che bello!”… Lo ha fissato seria a lungo, non ha fatto domande, ha solo detto, con voce sommessa “Però fra tanti Gesù il mio preferito è questo”….

Chiara viveva istintivamente Gesù crocifisso come amico, perché sapeva bene  che la malattia la rendeva ancora più vulnerabili di qualsiasi altro bambino, che comunque è già vulnerabile…. Sentiva che Gesù poteva comprenderla a fondo, e allora cosa faceva? Si affidava a questo grande amico che sa bene cosa è la sofferenza e che l’ha vinta, mentre noi adulti, che ci sentiamo invincibili ed eterni solo perché camminiamo con le nostre gambe e non abbiamo bisogno di nessuno che si prenda cura di noi (o per lo meno non come ne hanno bisogno i bimbi), davanti alla sofferenza ci ribelliamo, come se la salute, lo star bene fosse per noi una cosa dovuta e non donata… Chiara sapeva che la salute è un dono….

Non mi ha mai chiesto perché proprio lei, e forse, nella sua generosità, non se lo è mai chiesto, forse si è detta “Meglio io che altri bambini”….chissà….

Perché Chiara era altruista.

La mamma e il papà la esortavano in continuazione a  chiedere lei stessa a San Francesco e a Santa Chiara di guarirla “Perché Chiara noi lo chiediamo, ma se lo chiedi tu è più forte la preghiera”…. E allora lei ed io, da sole, davanti al Crocifisso di San Francesco… io mi inginocchio vicino alla sua carrozzella e le dico “Allora Chiara vogliamo farla questa preghiera che ci ha chiesto mamma?” E lei con la sua vocina di bimba e con la serietà che assumeva sempre quando pregava, espresse la sua preghiera, ma con delle priorità ben diverse da quelle dei suoi genitori “Gesù ti prego per la pace nel mondo, ti prego per tutti i bambini malati, e ti chiedo di guarire mia cugina che sta all’ospedale”. Io la incalzo “Anche per te Chiara” e allora “Fa che un giorno possa salire dalla Madonnina –e alludeva al Podbrdo- correndo per mano con Cecilia”. Cecilia è una bambina gravemente tetraplegica, sua coetanea, di cui le avevo parlato (perché  sorellina di due ragazzi e due ragazze che cantavano nel coro che anima la messa domenicale nel mio paese e che lei aveva conosciuti) ma che ancora non aveva incontrata….  Lei non aveva pregato per sé, aveva pregato per altri, poi per lei, ma non solo per lei.... per lei e per una bimba che ancora non conosceva…..

Alla Porziuncola,  nella scena finale del filmato sulla vita di San Francesco, si vede il Santo morente circondato dai suoi frati e una luce verso cui lui guarda… Lei era seduta sulla carrozzella davanti a me, mi chiama e mi chiede “Emily, perché i grandi hanno tanto paura della morte? Si va in braccio a Gesù”…. Domanda che rivelava l’idea che lei aveva della morte… Le risposi, convinta di quello che le dicevo:  “Chiara, i grandi a volte sbagliano, hai ragione tu, non bisogna avere paura della morte, perché si va da Gesù”.

Più volte, nel corso di quei pomeriggi mi aveva detto “Emily, io voglio stare sempre con Gesù!” “Chiediglielo e non ti lascerà mai, ma ti terrà sempre con sé”.

E Gesù la voleva con Sé, tanto quanto lei desiderava stare con Lui.

Lo capii il sabato sera quando entrammo nella chiesa di S. Maria degli angeli per dire il rosario e partecipare alla processione. Eravamo in leggero ritardo ed erano già tutti seduti, passammo nel corridoio centrale, e cantavano “Andrò a vederla un di’ “….  Vissi dentro di me le parole di quel canto come segno del destino di Chiara…..Sentii con chiarezza interiore che Gesù voleva quell’anima pura, la voleva con determinazione, nonostante tutte le preghiere che da santuari e monasteri si alzavano per lei per chiedere la grazia, la voleva e nessuna preghiera lo avrebbe dissuaso dal suo progetto.  Quella che a Medjugorje era stata un’intuizione  che mi aveva portato a scrivere la lettera, divenne una certezza… Presto Gesù si sarebbe presa Chiara, il tempo di preparare lei ma soprattutto i suoi genitori che ancora speravano e che dovevano arrivare ad offrire al Signore la loro figlia, come Abramo….. Dovevano arrivare a quella fede così elevata e totale da affidare con amore, con amore, a Dio la vita della propria figlia, la loro preghiera doveva diventare preghiera pura di offerta sincera, senza riserve, senza condizioni, un atto di totale fiducia….

Dal ritorno da Assisi, tra risate e canti  decidemmo di fare un’adorazione eucaristica per fare festa con Gesù, invitando tutti i ragazzi del coro e gli amici che Chiara si era fatta nel giro di pochi giorni.  E così riempimmo l’altare di palloncini colorati. E’ stata un’adorazione intensa, partecipatissima, commovente…. Poi è seguita la festa con patatine, dolci, bibite, sul piazzale antistante la chiesa. Un nostro amico suonava la chitarra e noi ballavamo. Anche Chiara, io la spingevo e la facevo passare sotto il tunnel fatto dalle braccia delle persone e lei rideva spensierata…. In quell’occasione ha conosciuto Cecilia. I suoi genitori non erano convinti “Sai Chiara è così sensibile alle sofferenze dei bambini…”  Spiegai a Chiara che Cecilia non parlava e non camminava, lei mi disse che la voleva comunque conoscere  “Mica è un problema, io la prendo per mano”….. Quanti adulti fuggono di fronte alle sofferenze altrui? Lei la prendeva per mano…e sono convinta che tutt’ora se ne faccia carico…

Alla fine di quella festa speciale abbiamo fatto un cerchio prendendoci per mano. Il cielo era terso e pieno di stelle, abbiamo detto una preghiera tutti insieme e dato un bacio che poi abbiamo soffiato verso l’alto (era un “gioco” che facevamo io e Chiara, soffiarci i baci tra noi e soffiarli in alto a Gesù) lassù dove Gesù era tornato dopo aver festeggiato con noi….. Lassù dove ora c’è anche Chiara vicina al suo Gesù che lei ha amato davvero tanto e incondizionatamente qui sulla terra, di Cui si è fidata e a Cui si è affidata, sempre….

Umanamente è difficile spiegarsi tutto questo, ma con gli occhi della fede tutto ha un senso, un meraviglioso senso…. In quel magnifico libro della Bibbia che è la Sapienza, ai capitoli 3 e 4 ci sono delle parole illuminanti e rincuoranti, non posso scriverle tutte, solo alcune “ Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessuno tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace….......Una giovinezza, giunta in breve alla perfezione, condanna la lunga vecchiaia dell’ingiusto…”

Io amo la vita, ma non ho paura della morte, penso sia un abbandonarsi dolcissimo tra le braccia di Gesù, che qui, invisibile, ci è sempre a fianco e che, ”aperti gli occhi”, finalmente potremo vedere… Forse per questo Dio mi ha fatto incontrare Chiara, un piccolo angelo venuto ad illuminare le nostre vite, ma desideroso di ritrovare la strada per la sua casa celeste. Non ho paura della morte, ma so che la morte si affronta in base a come si vive….e non vorrei vivere un secondo in più se dovesse essere la causa della mia perdizione eterna, il Signore lo sa…. Indegnamente ho guidato Chiara tra le meraviglie del nostro Dio, spero e le chiedo ora di guidare me nella vita verso quell’abbraccio divino che lei sta sperimentando.

Ringrazio Dio, per Chiara e ringrazio i suoi genitori, persone meravigliose. Adesso tutti abbiamo un angelo che, proprio perché ben ha conosciuto la sofferenza, da lassù può aiutarci.